Apre la mostra di Hannu Palosuo 'Sancta Sanctorum" presso la Camera dei Deputati, Complesso Vicolo Valdina

L'inaugurazione della mostra dell'artista finlandese Hannu Palosuo, a cura di Cornelia Bujin, si terrà il 10 dicembre 2024, alle ore 17 – 19 presso la Camera dei Deputati, Complesso Vicolo Valdina. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 20 dicembre.


 

Il rapporto dualistico tra arte e liturgia, tra “arte e fede”- chiosando un’espressione di Joseph Ratzinger – ha segnato da sempre il legame tra Chiesa e arte sacra. Rispetto ad un passato in cui la Chiesa ha svolto un ruolo importante nella committenza di opere che narrassero o rappresentassero la bellezza del mistero della fede, nella contemporaneità, ciò avviene con minore facilità e rigore teologico.

Anche se nell’attuale clima culturale il confronto con il sacro non è intenso, non è infrequente l’indagine condotta dagli artisti contemporanei in tal senso muovendosi in questa direzione, con una tensione trascendentale spesso sottovalutata. Sono tanti e non sempre lineari i modi in cui gli artisti si sono misurati con l’idea di sacro da Leonardo a Bernini fino a Warhol e Vanessa Beecrof. Anche l’artista finlandese Hannu Palosuo la cui personale ricerca artistica si è mossa da sempre nel dialogo tra la memoria del soggetto e quella dei luoghi nelle loro più sottese stratificazioni, ha subito il fascino o meglio ha voluto misurarsi con questa lettura espressiva.

Il ciclo espressivo esposto nel Complesso di Vicolo Valdina, si intitola "Images Are Never Innocent" è l’indagine condotta da Palosuo sul limite tra “santità e umano” dove, eliminando volutamente tutti gli attributi di santità dall’immagine, quale riconoscibilità resta del Santo e quanto in quell’immagine entra della visione contemporanea? Esposto per  prima volta al Museo Nazionale Kansallismuseo di Helsinki nel 2016, questo ciclo parte la sua indagine dai capolavori del Rinascimento italiano come il Cristo di Raffaello e dall'idea che l’arte sacra è stata la massima espressione della contemporaneità della propria epoca.

Palosuo invita lo spettatore a riflettere sulla mortalità e sulla fragilità dell'esistenza umana, utilizzando un’estetica scientifica per conferire alle sue opere, un'aura di autorità e conoscenza. La sua visione artistica si basa proprio sull'idea che l'arte debba affrontare le domande fondamentali della vita anche  se  ciò  significa  affrontare  argomenti  scomodi. Per lui, il grande potere dell’arte è proprio quello di stimolare riflessioni profonde suscitando emozioni intense con sensibilità critica e non provocatoria.

Il quesito che pone Hannu Palosuo con questo ciclo pittorico è proprio dunque il rapporto tra arte, liturgia e sacralità ponendo in evidenza una questione importante come quella della eliminazione dell’arte sacra contemporanea da buona parte dei manuali di storia dell’arte.



Hannu Palosuo è un artista finlandese naturalizzato italiano che ha studiato Storia all’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma diplomandosi successivamente in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1997. Palosuo è artefice di una moderna figurazione che rivela come una tematica ricorrente possa risultare di assoluta attualità. L’evocazione della memoria e del ricordo è la protagonista assoluta dei suoi dipinti dove la quotidianità, nei toni contrapposti ma concordanti, evidenzia il positivo e il negativo dell’immagine, come anche la sua presenza e il suo vuoto.

Numerose sono le esperienze di lavoro artistico in Europa, oltre che in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Estonia, Giordania, Cina e Giappone. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 2009, 2011,2013 e 2022 su invito del governo siriano, alla Biennale del Cairo del 2010 e a quella di Curitiba in Brasile, nel 2017 e 2019. Tra le mostre in spazi pubblici ed istituzionali si segnalano le personali al MAB - Museu de Arte de Blumenau, Brazil 2018, al National Museum of Finland 2016, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nella sede del Museo Andersen nel 2013, al Reial Cercle Artistic de Barcelona, Spagna 2013 e all’ Herbergenmuseum di München nel 2006.